Les enfants de la chance, la recensione del film

Les enfants de la chance, la recensione del film

9 Gennaio 2020 Off Di Claudio Brugnoli

Un film serio e tenero per ripercorrere l’incredibile destino di un bambino ebreo durante l’ultima guerra.

La trama

Luglio 1942. Portato all’ospedale di Garches per una gamba rotta, il dodicenne Maurice Gutman evita a malapena il rastrellamento che ucciderà la sua famiglia. All’ospedale, il dottor Daviel le diagnostica la tubercolosi e le fa un lungo trattamento. E se fosse solo uno stratagemma per evitare che Maurice venga deportato? Maurizio e altri otto giovani ospiti vivranno, con il personale ospedaliero, un’esperienza indimenticabile, fatta di prove di amicizia, solidarietà e straordinario coraggio. Questi sono i bambini fortunati e la loro storia è vera.

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La recensione

Per le strade di questa Parigi dai colori dell’estate 42, alcuni ragazzini giocano a quattro zampe. Scoppia una rissa e uno di loro strappa la stella gialla al suo compagno di gioco, cercando di scappare, quello, indossando delle galosce di legno, inciampa e scivola giù per le scale. Risultato: una gamba rotta! Questa stella gialla deve avergli riservato un destino disastroso. La sua buona stella deciderà diversamente poiché, grazie a un’incredibile combinazione di circostanze, eviterà la deportazione. Maurice Grosman, la cui vita è quasi finita in tenera età, ora ha 86 anni.

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Attraverso il prisma della storia di questo ragazzo e dei suoi compagni di sventura, il regista denuncia l’ignominia di questo periodo dell’occupazione e del regime di Vichy. Se il soggetto è serio, la storia, avvolta dal calore e persino dall’umorismo, non sprofonda mai nella tristezza. Per superare gli ostacoli sia medici che razziali, questi bambini mostrano una vitalità che suscita ammirazione e illumina il film dall’inizio alla fine. Il grigiore del dormitorio dell’ospedale è molto ravvivato dall’uscire nel giardino del verde e della pace dove la barbarie sembra lontana. Come in tutti i gruppi, alcuni bambini, immaginandosi più forti perché più grandi, intendono imporsi e far regnare la loro legge. Capiscono subito che la solidarietà qui è la migliore difesa contro la paura e la noia. I bambini ebrei, se parlano tra loro yiddish, finiscono per abbandonare la loro lingua madre per mimetizzarsi meglio con la folla.

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Le inquadrature ravvicinate sui volti ci raccontano proprio lo stato d’animo dei nostri eroi e creano una stretta vicinanza. Se tutti questi giovani attori brillano per l’autenticità della loro interpretazione, Maurice (Matteo Perez) con la sua recitazione intensa e il suo fisico piacevole cattura lo sguardo mentre il suo vicino a letto, Samuel (Néo Rouleau), sorta di “Piccolo Gibus” al piccolo Irresistibile faccia e con confuse repliche naturali, scioglie i cuori. I vivaci dialoghi danno luogo a scambi di forte impatto. Anche nei momenti più cruciali (come la visita dei nazisti all’ospedale), il loro ritmo non rallenta. È nella gioia e nel buon umore che questa allegra banda mangia carote sognando torte ed è inventando una canzone che dirotta la lezione di grammatica che l’insegnante (Antoine Gouy) cerca di infonderle in lei, un giovane amichevole che ascolta ai bambini, che fa da collegamento tra questa porta chiusa a volte soffocante e gli eventi esterni. È l’intermediario che porta la “grande storia” nella “piccola storia” di Maurice e dei suoi amici. Ma è attraverso il signor Clément (François Patissier), la governante, che l’umorismo prende il sopravvento. Questo personaggio sordo e un po’ sempliciotto, leggermente alcolizzato ma totalmente devoto infonde, suo malgrado, uno spirito burlesco à la Charlie Chaplin.

Tuttavia, questo film non avrebbe lo stesso gusto senza il carismatico dottor Daviel, incarnato con un giusto equilibrio tra autorità e ferma protezione da un Philippe Torreton dalla presenza eccezionalmente densa. Il suo volto trasmette con la stessa intensità i momenti di gioia o i periodi di dubbi e preoccupazioni vissuti da questo altruista convinto che, rischiando la vita, decide di non dichiarare l’ebraicità dei figli a lui affidati, compito tanto più pericoloso quanto suo fratello si unì ai ranghi della milizia. Per combattere la tubercolosi di cui soffrono alcuni suoi protetti, è ancora lui che otterrà dagli ufficiali delle SS le dosi di Prontosil che curerà alcuni dei bambini mentre, ironia della sorte, la penicillina adulterata data dagli americani, ucciderà altri , dimostrando così che in ogni circostanza il manicheismo non è appropriato. Illustrato con scene girate all’altezza dei bambini, questo film cittadino che non solo commuove o fa ridere ma può anche far riflettere sulla cultura del capro espiatorio, più che mai attuale, è rivolto a tutte le generazioni.

Regia: Malik Chibane

Attori: Philippe Torreton, Matteo Perez, Néo Rouleau, Maxence Seva

Genere: commedia drammatica

Nazionalità: francese

Distributore: Wild Bunch Distribution

Durata: 1h36min

Data di rilascio: 30 novembre 2016

Festival: Festival di Arras